LA COMUNITA' SIKH DEL PONTINO TORNA IN PIAZZA PER IL “NAGAR KIRTAN” | In Migrazione
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LA COMUNITA' SIKH DEL PONTINO TORNA IN PIAZZA PER IL “NAGAR KIRTAN”

IN MIGRAZIONE LANCIA IL CROWDFUNDING SULLA PIATTAFORMA INTERNAZIONALE www.GOFUNDME.COM “CON I SIKH CONTRO IL CAPORALATO”

Domenica 16 settembre la Comunità Sikh che vive e lavora nel pontino tornerà in piazza per denunciare lo sfruttamento subito nei campie rompere un isolamento sociale ormai insostenibile. Saranno migliaia, dopo la manifestazione organizzata domenica scorsa con la Cgil e Flai Cgil, i Sikh che sfileranno per la manifestazione Nagar Kirtan, organizzata dalla Comunità Indiana del Lazio in collaborazione con In Migrazione. Un’iniziativa che prenderà il via alle 12.00 dal Tempio Sikh di Borgo Hermada, piccolo centro rurale del Comune di Terracina (LT). Il corteo si snoderà per le strade della città sino ad arrivare in piazza XXIV Maggio dove si alterneranno gli interventi di organizzazioni, giornalisti, sindaci, deputati e personalità che si sono contraddistinte per il loro impegno contro il caporalato, lo sfruttamento lavorativo, il razzismo e i diritti dei migranti e dell’uomo.
 
 
La comunità Sikh esce ancora una volta dalla marginalità e dall’invisibilità– spiega Marco Omizzolo, responsabile scientifico di In Migrazione – riempiendo le strade e le piazze di colori, con una festa vissuta come ennesimo grido di speranza per uscire dalla condizione di sfruttamento e di isolamento che dura da troppi anni nel nostro territorio”. 

La comunità Sikh, per cultura e religione accogliente, rispettosa, pacifica e dedita al lavoro, viene trasformata in un esercito silenzioso di lavoratori e lavoratrici sfruttati nei campi: raccolta manuale di ortaggi, semina e piantumazione per 10-14 ore al giorno filate sotto il sole, costretti a chiamare “padrone” il proprio datore di lavoro e spesso soggette agli interessi e violenze di finti leaders della comunità. Quattro euro l'ora nel migliore dei casi, con pagamenti che ritardano mesi, e a volte mai erogati, violenze e percosse. Persone che per sopravvivere ai ritmi massacranti e aumentare la produzione dei “padroni” italiani sono letteralmentecostretti a doparsi con sostanze stupefacenti e antidolorifici che inibiscono la sensazione di fatica e di stanchezza
 
Una situazione diffusa che difficilmente può essere superata soltanto attraverso le azioni di controllo del territorio e di repressione, per quanto evidentemente strategiche e ineludibili. È evidente che l’isolamento sociale e culturale di questa comunità costituisce il terreno per l’arruolamento e intermediazione illecita dei braccianti, anche nella sua variante etnica, riduzione in schiavitù, tratta di esseri umani. La mancata conoscenza da parte di gran parte della comunità della lingua italiana, dei diritti connessi alla regolare presenza sul territorio nazionale, dei diritti dei lavoratori e dei servizi socio-sanitari cui è possibile accedere sono elementi strutturali che causano l’accettazione silenziosa dello sfruttamento e contestualmente l’impossibilità di immaginare un’alternativa del proprio vivere in Italia. 

In Migrazione continua la sua azione concreta di presenza sui territori, di monitoraggio e denuncia delle troppe zone d’ombra – spiega Simone Andreotti, presidente di In Migrazione - e intende rafforzare il proprio contributo sviluppando un progetto innovativo per portare servizi e conoscenza dei diritti e doveri nella comunità Sikh, rompendo così il suo isolamento”. In contemporanea con la festa In Migrazione lancia infatti il crowdfunding sulla piattaforma internazionale www.gofundme.com “Con i Sikh contro il caporalato”.